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Museo Irpino




Percorso di visita

La Sezione Archeologica, sviluppatasi dall’originario nucleo dell’importante donazione Zigarelli, offre una chiara e precisa documentazione dell’Irpinia preistorica, sannitica e romana, abbracciante un arco di tempo che va dal IV millennio a.C. al VI sec. d.C. La collezione, già organizzata in percorsi diacronici, propone nuclei tematici, ciascuno legato a contesti storico-culturali.

L’Età preistorica è documentata da due nuclei d’estrema importanza: l’insediamento all’aperto della Starza d’Ariano Irpino, abitato in Età neolitica e persistito nella successiva Età del bronzo, e la Necropoli di Madonna delle Grazie, nei pressi di Mirabella Eclano.

Nella sala I sono presentati i reperti provenienti da Ariano Irpino, centro che, fin dal Neolitico, costituì il passaggio obbligato di una delle vie che congiungevano il litorale Tirrenico a quello Adriatico. Si tratta di materiale fittile e litico, in gran parte oggetti d’uso domestico, frammenti d’ossidiana e avanzi di coltelli di selce, databili a un periodo che va dal Neolitico inferiore (IV millennio a.C.), all’Età del Ferro.

Nelle sale II e III sono esposti i reperti provenienti dalla Necropoli di Madonna delle Grazie, presso Mirabella Eclano, che si sviluppa nello stesso periodo della civiltà d’Ariano Irpino. Notevole è la Tomba del capo tribù, l’unica a deposizione singola, nel quale l’inumato era stato sepolto, con accanto il suo cane, in posizione rannicchiata, con un ricco corredo di vasi e armi.

Nelle vetrine delle sale III e IV sono esposti i reperti dell’Età del ferro (VIII-VI sec. a.C.), della collezione Zigarelli, d’incerta provenienza: bronzi e ceramiche di varia foggia e tipologia. Tra i bronzi, abbiamo: fibule, rasoi a lamina rettangolare, pendagli, orecchini, goliere, armille, anelli. Tra la ceramica: vasi ed anfore.

Nella sala V sono esposti i reperti archeologici provenienti dal Santuario della Dea Mefite, situato presso Rocca San Felice, nella Valle dell’Ansanto. La zona dell’Ansanto era conosciuta, fin dall’antichità, per le acque sulfuree in ebollizione presenti in sommità al cratere di un vulcano semispento. Ne parlano Cicerone, che, nel De Divinatione (I, 36, 79), presenta il fenomeno come un esempio di prodigiosa manifestazione della “vis” divina; Virgilio, che vi colloca la Porta degli Inferi (Eneide, VII, 562 sgg.) e Plinio, nella Historia naturalis (II, 94, 207-208). La sala è dedicata alla memoria di Vincenzo Maria Santoli, arciprete di Rocca San Felice, il quale non solo studiò il fenomeno geofisico, ma portò alla luce parte del tesoro del Santuario e alcune delle sue strutture.

Gli oggetti votivi, come la bella borchia d’oro e le monete esposte, documentano il culto della Dea Mefite, dal V sec. a.C. fino alla prima età imperiale. Tra questi reperti, particolarmente notevoli sono gli Xoana lignei (VI-V sec. a.C.), straordinarie erme, statue, che lo zolfo contenuto nell’acqua del torrente e la sua temperatura hanno miracolosamente conservato: costituiscono una delle testimonianze più rare dell’Italia archeologica. Tra queste, una grande figura asessuata, di dimensioni maggiori (142 cm), caratterizzata da un’accurata ricerca espressiva nei tratti del volto, mentre il corpo è appena accennato.

Ricordiamo, inoltre, le tante statuette di donne e uomini in atto di preghiera, una splendida collana in ambra e numerose monete d’ogni epoca e conio, gettate dai pellegrini nel torrente sulfureo.

Nelle sale VI e VII è presentata la documentazione dell’antico centro di Aeclanum. La sala VI è dedicata a Raimondo Guarino, illustre studioso vissuto a Mirabella tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800, che si occupò delle vicende storiche e archeologiche di Aeclanum. Alcune grandi fotografie documentano le opere monumentali venute alla luce durante gli scavi degli anni ’50. Le sculture grandi, sono state collocate nel corridoio adiacente alla sala VI; le tante epigrafi sono, invece, sistemate nel giardino del Museo, mentre la suppellettile minore è esposta nelle sale VI e VII. Tra le sculture in marmo vanno ricordate: la testa di Arpocrate, rappresentato con forme paffute, chiome inanellate e lunghe ed il corno dell’abbondanza sulla fronte; la statua di un Niobide, copia romana dell’originale greco del III sec. a.C. Entrambe le sculture provengono da Aeclanum.

Nelle sale VIII e IX, gli ultimi ambienti, sono raccolti altri reperti della Collezione Zigarelli, oggetti di provenienza sporadica e reperti provenienti da Abellinum, scavati nel 1963. Passando nel grande corridoio, si incontrano altri numerosi reperti: tra questi un mosaico pavimentale detto “a stagioni”, in quanto vi è raffigurata l’allegoria dei periodi dell’anno. Sistemato a terra, è diviso in due parti: la prima, più grande, con tessere a decorazione geometriche (III sec. d.C.); la seconda, con decorazione figurata (IV sec. d.C.).

Alla fine del percorso sono esposti i monumenti più insigni, rinvenuti ad Abellinum: un’ara di marmo circolare, databile alla prima metà del I sec. d.C., su cui si è voluto vedere Tiberio che sacrifica ad Augusto e Germanico divinizzati; una stele funeraria, detta localmente “la famiglia irpina”, su cui sono scolpiti quattro togati affiancati e un bambino.

La Sezione d’Arte Moderna del Museo Irpino è confluita nella Pinacoteca Provinciale con sede nel Carcere Borbonico.

La Sezione Risorgimentale presenta documenti, manoscritti e stampati, dal 1799 al 1915, insieme a cimeli e ritratti di personaggi irpini, dal De Conciliis al De Sanctis, che, col pensiero e l’azione, contribuirono alla causa dell’Unità nazionale.

 

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