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Hidetoshi Nagasawa

Torre di Guevara - Ischia (NA)

15 luglio 2006 - 30 luglio 2006




Mito, Natura e Storia: la bellezza di un’isola e l’universo poetico di Hidetoshi Nagasawa.
Artista originale e intraprendente, il maestro giapponese continua a Ischia la sua personale ricerca, tra Oriente e Occidente, come a proseguire, instancabile, quell’epico viaggio in bicicletta che da Tokyo lo portò a Milano nel lontano ’67.
Le sue installazioni ambientali, attraverso l’uso dei materiali e il richiamo ad archetipi mitici, raccontano la storia del luogo, restituendogli il suo significato più profondo. Sono architetture del vuoto, dove l’equilibrio è grazia che coniuga leggerezza e precisione, una gravità senza peso, in pieno accordo con la natura, avvertita come forza trasformatrice di cui essere parte.
Ipomee e Pleiadi abitano le stanze della Torre in un bagno di luce, nel nitore materico di segni espressivi, che si rivelano ad opera di una distillata eccedenza dell’invisibile.
Con questa avventura alla Torre di Guevara, Ischia ritorna ad essere preziosa testimone di quella magica soglia del Mediterraneo che, nel flusso di merci, di conoscenze, di tecniche, tra Oriente e Occidente, ha vegliato sugli albori della nostra civiltà.

La mostra è stata organizzata dadal Circolo G. Sadoul – Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, con il patrocinio  di: Comune di Ischia, ’Assessorato ai Beni Culturali della Provincia di Napoli e della Regione Campania.

Info
orari: 17,30 - 21,30 lunedì chiuso.Ingresso libero.

Ulteriori informazioni sul sito www.torrediguevaraischia.it/

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Hidetoshi Nagasawa – Nota biografica

Hidetoshi Nagasawa nasce nel 1940 a Tonei, in Manciuria, dove il padre lavora in qualità di medico militare al seguito delle truppe imperiali. Quando, alla fine del conflitto mondiale, l’Unione Sovietica attacca la Manciuria e tutti i civili giapponesi residenti nella zona sono costretti alla fuga, la famiglia Nagasawa intraprende un viaggio molto pericoloso che segnerà il destino dell’artista e ispirerà buona parte della sua produzione, attraverso il tema della barca e del viaggio.
In Giappone, Nagasawa si stabilisce non lontano da Tokyo, a Kawagoe. Frequenta il corso di “Architettura e Design “ della Tama Daigaku di Tokyo, dove si laurea nel 1963. Già negli anni Cinquanta, grazie a un insegnante d’arte, conosce le varie tendenze d’avanguardia, viene in contatto col gruppo Gutaj e visita regolarmente le Esposizioni indipendenti Yamiuri. Intraprende la carriera d’architetto, anche se vorrebbe dedicarsi esclusivamente all’attività artistica. All’età di ventisei anni realizza il suo sogno: sposato da appena sei mesi, parte dal Giappone con solo cinquecento dollari.
E’ un viaggio in bicicletta che dura un anno e mezzo, attraverso molti paesi del continente asiatico. Giunto in Turchia, è pronto a tornare indietro, ma la musica di Mozart ascoltata alla radio lo spinge a proseguire. Dalla Grecia si imbarca per Brindisi, poi Napoli, Roma, Firenze, Genova e Milano, dove giunge nell’agosto del 1967. Il furto della bicicletta viene interpretato come un segno del destino e Nagasawa decide di stabilirsi nel capoluogo lombardo. Vive nella Sesto S. Giovanni operaia, dove i fermenti politici che preparano il ’68 si intrecciano con l’attività creativa di giovani artisti, Castellani, Fabio, Nigro e Trotta , con i quali Nagasawa stringe un sodalizio intellettuale e artistico, destinato a restare saldo nel tempo.
Nel 1969 inaugura la sua prima mostra alla Galleria Sincron di Brescia. La produzione di questo periodo è legata al concettualismo: giochi verbali incisi su lastre metalliche, “azioni “ nella campagna lombarda e video.
Dal 1972 si dedica alla scultura, realizzando opere impegnative con l’uso di materiali quali l’oro, il marmo e il bronzo. Il linguaggio plastico dell’artista acquista una sua precisa fisionomia, un’originalità che trae forza dalla fusione di elementi mitici e religiosi, provenienti dalla sua cultura d’origine, l’Oriente, e da quella d’adozione, l’Occidente.
Negli anni Ottanta avviene un ampliamento di scala, che lo porta a creare ambienti, al confine tra scultura e architettura. L’idea della sospensione diventa il nucleo centrale delle sue ricerche con la concezione di opere “antigravitazionali “.
A partire dagli anni Novanta, il giardino, l’elemento naturale, diventa preponderante: i temi del recinto e del passaggio sono al centro della sua poetica per la creazione di “luoghi “.
Espone in tutto il mondo in importanti appuntamenti nazionali e internazionali. Ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia (1972, 1976, 1982, 1988,etc.) e nel 1992 alla 9° edizione di Documenta, la più importante esposizione di arte contemporanea a livello mondiale. Le sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali. Numerose anche le sue installazioni permanenti all’aperto. Insegna scultura alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

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